Storia Veneta
La collezione di Ex Libris Cattarin
Il secolo della scuola d'incisione all'Accademia di Venezia
L'ANTICA CITTA' NELLA FORESTA DI CARPANEA
L’antica città nella foresta di Carpanea mette in scena la mitica narrazione orale della città sepolta nella provincia di Verona. E’ uno dei 100 luoghi arcani, ricchi di storia e di leggende, che il Festival del Mistero, giunto alla seconda edizione, nel mese di novembre 2010,promuove con l’apporto dell’UPLI (Unione Nazionale delle Pro Loco Regione Veneto) e della Regione Veneto.
Lo spettacolo misterioso è quello della città sepolta , già narrata da Platone nel “Crizia” e probabilmente ubicata in un grande lago, come quello che lambiva le provincie di Verona, Vicenza, Mantova, abitate sin dall'età del Bronzo, III millennio a.C. I centri urbani furono costruiti su isole emergenti dall'indomite acque degli attuali fiumi Po,Mincio,Tione,Adige,Fratta e Bacchiglione che allora formavano un'immensa laguna d'acqua dolce, quella che ancor'oggi i mantovani chiamano lago e si congiungeva al mare Adriatico. Tra il fluire e defluire dell’alta e bassa marea, al di là delle barene, tra i dossi di terra ferma crebbe la selva di ontani, faggi, lecci e tanti carpini, che venne detta appunto Carpanea, Con la lenta antropizzazione,la foresta planiziale veneta andò sempre più riducendosi,fino a scomparire anche dai dizionari, ma rimase nella memoria di chi tramanda del Mar Verto enarra la leggenda della città sepolta. Carpania aveva 7 ordini di mura su lati amplissimi di 25 miglia, quattro erano le porte aperte sui punti cardinali corrispondenti alle attuali località veronesi di Casaleone, Bastione San Michele, Castagnaro e San Pietro di Legnago.
L’ideazione del progetto di teatrodanza è di Anna Maria Ronchin, le coreografie sono della Compagnia Didanza,di Monica Ferrari; le musiche originali del maestro di Sitar al Conservatorio “A. Pedrollo “ di Vicenza; i testi sono del poeta Renato De Paoli. La tensione creativa che ha coinvolto gli artisti è stata quella di evocare un tempo remoto, eppure vivo nella storia orale, del Bosco degli Avi, degli antenati che abitarono il grande arcipelago d’acqua dolce, dove s’estendeva il Lax Venetik, e a suono di cetra, crotali, cimbali, rombo e campanelli hanno rinnovato il rapporto con l’acqua e la tradizione degli Antichi Veneti, dal greco Evetoi,degni di lode,dei Dioscuri,i numi tutelari dei naviganti, della dea Pali, Pale, protettrice delle palaffitte e del dio Apo, letteralmente Dio da Dio, la divinità della sorgente. La fons Aponis non fu solo madre di Abano Terme, ma anche di tutti qui centri abitati che riuscirono a governare le acque come la Carpanea, e fin che protesse la città, crebbero concordia e pace, ma quando in essa prevalsero gli interessi di parte e il proprio tornaconto, gli abitanti non furono più capaci di governare le acque e vennnero colpiti dall’alluvione che distrusse la loro città. Ancora oggi,nella Valle dell’antico lago echeggia il suono della campana al comparire della Principessa di Carpanea nella notte di Pentecoste .
Per informazioni visitare il sito spettacolidimistero.it
Anna Maria Ronchin
Videoclip di Beppe Domenichini
Giorgione
Castelfranco Veneto, Museo Casa Giorgione
12 dicembre 2009-11 aprile 2010
Sino ad oggi incerte erano le sue origini, ma per l'appuntamento del V Centenario di Giorgione, le ricerche scientifiche hanno confermato i natali di Giorgio, figlio di Altadona vedova del notaio cittadino di Castelfranco Giovanni Barbarello ( Zorzi fiol di Altadona, relicta quondam Zuane Barbarello .... notarius et civis Casti franchi , G.Cecchetto, 2009).
Zorzi-Georgius nacque nel 1477 da Zuanne Barbarella,che risulta iscritto fra i notai di Castelfranco Veneto nel 1483, del quale, tre anni dopo, domina Altadona, rimase vedova, quando il giovane aveva nove anni.
Dalle fattezze della persona, da la grandezza dell'animo, chiamato poi col tempo Giorgione, così Giorgio Vasari introduce la figura del celebre pittore di Castelfranco, nelle Vite del1550. Questo testo rimane basilare, insieme a Le maraviglie dell'arte (1648) di Carlo Ridolfi (Lonigo,1594-Venezia 1658),per delineare la biografia dell'eccellente artista castellano. Lo scrittore aretino dichiara che Giorgione fu l'iniziatore della terza maniera di dipingere, finalmente moderna, insieme a Raffaello e a Leonardo, per il disegno perfetto e grazia divina, dette veramente alle figure il moto e il fiato, le animò con una certa oscurità di ombre bene intese, che paiono tremare sulla tavola.
L'itinerario della mostra, dedicata a Giorgione dalla sua città natale, si snoda all'interno della Casa Marta Pellizzari,, già Barbarello, attuale sede del Museo Civico, e nell'attiguo Duomo, dove, nella cappella Costanzo, è visibile ancora ubicata nel tempio originario, benché ristrutturato nel Settecento, la pala Madonna col Bambino e i Santi Nicasio e Francesco.
Non è solo un'esposizione, è una mostra di ampio respiro, frutto delle recenti ricerche scientifiche, quella di Giorgione, aperta fino all'11 aprile 2010,promossa dall'Amministrazione Comunale,dalla Provincia di Treviso,dalla Regione Veneto sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. La celebrazione del Cinquecentenario della scomparsa di Giorgione è stata l'occasione per ricostruire la sua produzione pittorica e dare al grande pubblico l'occasione di conoscere l'evoluzione della sua arte, rielaborata con rigore filologico e con approfondite analisi comparative. L'intento di presentare l'opera omnia dell'artista del Rinascimento è approdato a buon fine,sono esposti 18 i dipinti attribuiti al maestro di Castelfranco, provenienti da collezioni pubbliche e private, dall'Ermitage di San Pietroburgo che ha prestato la Madonna dell'Umiltà, alla National Gallery di Londra,da cui proviene Saturno in esilio.
I curatori della mostra Lionello Puppi,presidente del Comitato scientifico per il V Centenario, Antonio Paolucci,Direttore dei Musei Vaticani e Enrico Maria dal Pozzolo dell'Università di Verona,hanno suddiviso il percorso per temi: dalla storiografia al pianterreno, che documenta i milieux culturali,si passa al nucleo della mostra nella sala del Fregio, idealmente il cuore del Museo Casa, dove sono esposte le opere giovanili e mature del maestro; si prosegue con le opere dei colleghi, come Vincenzo Catena, e dei creati che appresero da Giorgione la maniera moderna, soprattutto Sebastiano del Piombo e Tiziano Vecelio, che divenne il più acclamato pittore europeo del XVI secolo.
Il percorso espositivo inizia al pianterreno del Museo Casa Giorgione con i documenti coevi che illustrano il contesto in cui visse il pittore rinascimentale, si susseguono mappe di Venezia, di Padova e della Marca Gioiosa, con la ricostruzione della singolare reggia di Caterina Cornaro;codici e manoscritti che testimoniano la committenza del Giorgione e la sua attività di pittore e di frescante; infatti, affrescò non solo la sua casa di Venezia, ma anche facciate di palazzi pubblici, come quella del Fondaco dei tedeschi a Venezia, entrambe andate perdute.
Il Fregio delle Arti Liberali e Meccaniche(o delle Arti Divinatorie) della sala principale del Museo Casa, il cui lato Est è concordemente attribuito al maestro castellano (1498), è una raffinata sintesi del sapere rinascimentale, poiché la sua iconografia è allegoria del percorso sapienziale. Non è casuale che il fregio inizi con il libro chiuso e prosegua con i libri aperti,alcuni con la prospettiva,insieme alla clessidra,a strumenti astronomici e musicali. Si alternano sentenze scritte su 8 tabelle, esemplificative per ogni epoca, come questa di Publilio Siro: fortior qui cupidatem vincit quam qui hostem subticit (è più forte chi vince la cupidigia di chi sconfigge il nemico),oppure quella che consiglia:si prudens esse cupis in futura prospectum intende ( se vuoi essere saggio volgi lo sguardo alle cose future). Quattro clipei contengono effigi: due di saggi barbuti, che per i copricapi a turbante si possono identificare nell'egiziano Tolomeo e in un ebreo medievale; due di teste laureate, che rimandano alla classicità,sull'ultima, le lettere AP, probabilmente indicano il mitico fondatore della pittura Apelle(G.Fossaluzza,2009).
Sino al 2009 incerte erano le origini, ma l'attuale conferma dell'ipotesi di Zorzi-Georgius figlio del notaio cittadino di Castelfranco Giovanni Barbarello e di Altadona, fanno presumere che abbia frequentato la scuola di Castelfranco, città che contava circa tremila anime ed era vivace centro produttivo e podestaria della Repubblica Veneta. Successivamente,si recò a Venezia, per apprendere l'arte pittorica presso la scuola di Giovanni Bellini,probabilmente Giorgione aveva 16 anni, l'età in cui, secondo gli statuti cittadini, cominciava la registrazione fiscale.
Le produzioni giovanili di Giorgione testimoniano la moda archeologica dell'antico, affermatasi in età umanistica; infatti nelle opere di soggetto biblico come Saturno in Esilio (1496-1498) e Mosè alla prova del fuoco (1498-1500) il Tempio è l'allegoria del palazzo Ducale di Venezia,la domus iustitiae (luogo della giustizia), posta nella cornice naturale dell'endolaguna veneta, della quale si distinguono le tipiche piante il pioppo, il leccio e l' alloro. La committenza era composta da patrizi eruditi,che avevano ormai acquisito l'abitudine di collezionare sculture antiche, testi letterari originali e si identificavano in quella cultura greco-latina di cui il maestro di Castelfranco fu eccellente interprete.
Giorgione tornò nella sua città natale, quando gli fu commissionata la decorazione della cappella gentilizia del duomo, dal condottiero Tuzio Costanzo, per accogliere le spoglie del figlio Matteo, morto combattendo per la Repubblica Veneta. La pala Madonna col Bambino e i Santi Nicasio e Francesco, raffigura il Santo venerato a Messina, città d'origine di Tuzio, chiuso nell'armatura dei cavalieri di Malta, come era il committente. Tuzio Costanzo fu uomo d'armi della Serenisima,protagonista della battaglia navale di Famagosta (1462) contro i Turchi, divenne viceré di Cipro e fedele seguace della regina Caterina Cornaro. La configurazione a piramide della Sacra conversazione prolunga nell'aria la dimensione spaziale della tavola ed accentua le calde tonalità delle figure,che godono della luce diffusa del paesaggio al di là della balconata. E' lo studio dello sfumato in cui eccelle Giorgione,che e' si vede tremare la tavola e scuotere quell'opera come ella fusse vera,scrive il Vasari e soggiunge che la sua ricerca d'arte non è semplicemente trovare, ma saper conservare la scoperta nel suo stile unico e inconfondibile per l'intensità poetica del colore e per la chiarezza compositiva della sua celeste mano.
Dopo l' ultimo di settembre del 1500 Zorzi, fiol de Altadona, dichiarò davanti a Pietro Gradenigo, podestà veneziano, di essere esonerato dai contributi della città di Castelfranco,perché non ne sarebbe più stato residente.
A Venezia prese casa in campo San Silvestro , come scrive Ridolfi, ed è probabile che il definitivo insediamento possa essere stato favorito dal patrizio Domenico Grimani, suo committente, sin da quando questi era arciprete del duomo di Montagnana, dal 1497 al 1508. Divenuto poi cardinale Domenico Grimani fu il possessore dell'Autoritratto di Giorgione come David, ora perduto e di cui rimane la copia di Braunschweig, Herzog Anton Ulrich-Museum, e probabilmente gli commissionò due affreschi con i temi analoghi di Davide e di Giuditta,scoperti durante la ristrutturazione degli anni '30 del secolo scorso sulla retrofacciata del Duomo, che lo stesso veneziano Grimani concluse nel 1502 (E.M. Dal Pozzolo,2009).Sull'unico disegno che la critica concorde attribuisce a Giorgione, il così detto Pastorello di Rotterdam, è ormai inequivocabile la lettura delle mura di Montagnana.
Nel 1506 Giorgione stesso si dichiara Cholega de maistro vinzenzo chaena sul retro del Ritratto di fanciulla, ora consevato al Kunsthistorisches Museum di Vienna;il pittore Vincenzo Catena visse nella capitale veneta dal 1470 e il 1531, l'età aurea della bottega di Giovanni Bellini e sicuramente ospitò il maestro castellano, che preferiva dichiarare di non possedere una bottega e di esercitare con un collega la professione di pittore.
Marcantonio Michiel era un patrizio veneziano appassionato d'arte che annotò in un prezioso quaderno, conservato oggi alla Biblioteca Marciana,le opere dei più o meno famosi pittori presenti nelle raccolte di nobili e borghesi, agli inizi del XVI secolo. Quando si recò nello studiolo del patrizio Gabriele Vendramin, Michiel vide: El paeseto in tela cum la tempesta, cum la cingana et soldato, fu de mano de Zorzi da Castelfranco, si trattava della Tempesta, oggi alle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Nella casa del facoltoso mercante Taddeo Contarini oltre ad una nocte, dalla quale non si sarebbe mai separato, attribuisce a Zorzo da Castelfranco...la tela a oglio delli 3 phylosophi nel paese, dui ritti et uno sentado che (con)templa gli raggi solari cum quel saxo finto cusì mirabilmente. L'opera che dal Michiel è intitolata i Tre filosofi è oggi conservata dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Infine, nella casa di Girolamo Marcello, persona dottissima in relazione con Pietro Bembo, Giulio de Medici e Girolamo Donà, il Michiel annota tre quadri di Zorzo, tra cui Lo ritratto de esso M.Hieronimo armato, che mostra la schena, insino al cinto, et volta la testa, fo de mano de Zorzo de Castelfranco Il ritratto di Girolamo Marcello è oggi identificato con l'Alabardiere del Kunsthistorisches Museum di Vienna (E.M.dal Pozzolo, 2009)
La pittura tonale del Giorgione è affine a quella di Leonardo per entrambi l'aria diventa soggetto e l'atmosfera entra come parte attiva, protagonista della figurazione, riflesso di una nuova poetica della natura intesa come “processo vitale e organico”(D.Rosand,2009). Il paesaggio della Tempesta, narra la città di Padova conquistata dalla Lega di Cambrai (1508) e poi ripresa da Venezia sotto il comando del futuro doge Andrea Gritti, che sconfisse l'imperatore Massimiliano d'Asburgo; nell'iconografia si intersecano gli elementi della natura, personificati dalla cigana (zingara) sulla destra che allatta il bimbo, con quelli storici, traumatici della guerra. Giorgione supera, dunque, il principio della verosimiglianza, il suo paesaggio diventa vero e proprio genere, descritto minuziosamente nelle sue diverse qualità arboree, in cui si iscrivono le figure a tutto tondo, sfumate nei contorni, che dolcemente allo scuro fatto perdere l' ombre. La lezione di Leonardo sulla elettione de l'aria che da grazia a volti, fu appresa dal giovane Giorgione quando il Da Vinci si recò a Venezia, dopo l'arrivo dei francesi a Milano (1494), la tecnica che accomuna i due pittori, infatti, conferisce non solo leggerezza ed eterea soavità ai personaggi, ma anche la vivezza intrinseca che par di rilievo più che dipinto. La profonda sensibilità guidò il Giorgione sin dal suo apprendistato a Venezia, acquisì giovanissimo una tecnica raffinata, in cui le ombreggiature e le mezzetinte, erano realizzate da pennellate parallele e sottili, cariche di bianco, che, modificando quanto prima aveva disegnato,conferivano vitalità alle figure. Per questo egli eccelle nel genere del ritratto, assai diffuso nel Rinascimento, oltre a quello di Girolamo Marcello, sono esposti Ritratto di giovane arciere, Doppio Ritratto (con melagrana) e numerosi musici, figure a mezzo busto che documentano gli intenti classici dell'Artista,non solo per il soggetto ma anche per l'intento narrativo, che rende vivo l'incarnato dei volti.
Il celebre biografo aretino annovera Giorgione fra quei rari che possono esprimere nella pittura il concetto dei loro pensieri, perché l'impeto che muove l'ispirazione del maestro di Castelfranco, quando s'affievolisce, non lascia il suo pensiero indebolito, ma conduce la sua mano con fermezza e, nel contempo, leggerezza al compimento dell'opera. Quella,che il tempo ci ha restituita, ha la bellezza dei classici, icona in perfetto equilibrio tra l'intenzione poetica e la resa pittorica, sottile sintesi del suo lavoro veramente divino.
Anna Maria Ronchin
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OPERE da pubblicare
- Saturno in Esilio,National Gallery di Londra
- Madonna col Bambino e i Santi Nicasio e Francesco, Cappella Costanzo, Duomo di Castelfranco
- Autoritratto di Giorgione come David, ora perduto e di cui rimane la copia di Braunschweig, Herzog Anton Ulrich-Museum
- La Tempesta, Gallerie dell'Accademia di Venezia
- L'Alabardiere Kunsthistorisches Museum di Vienna
- Doppio Ritratto (con melagrana) Museo Nazionale di Palazzo Venezia, Roma